martedì 13 aprile 2010

(12) 8a Lezione: Follia, Quella Vera

Se credete che i pazzi, i veri folli, quegli ordinari massacratori del buon senso che popolano le Piccole Botteghe degli Orrori, siedano lontano da voi, se pensate che la loro insana pazzia non vi tocchi se non in un servizio di colore a pié di pagina di un telegiornale, siete caduti nel più grossolano degli errori.

Mettete caso di portare un bambino di 4 anni dal dentista perché ha un po' male a un dente. E di scoprire che sta semplicemente perdendo il primo dentino da latte, in largo anticipo sulla media nazionale (sospiro di sollievo).

Poi il dentista lo guarda bene in bocca e nota che c'è qualcosa di lievemente, ma lievemente, ma appena appena storto (angoscia). Avete forse notato che manifesta qualche lieve difetto di pronuncia? Oddio, lì per lì in effetti, forse, effizza un pochino la esse, o essizza un pochino la zeta... Niente di che vi dice il dentista (che è molto gentile, esperto con i bambini, e cosa strana per nulla esoso nella parcella): è molto comune e non c'è niente da preoccuparsi (sospiro di sollievo).

Suggerimento: se il bambino fosse visto da un logopedista, questo potrebbe valutare di insegnargli qualche esercizio "buffo" (leggi: qualche "boccaccia") da fare ogni tanto, che aiuta, poiché è una cosa appena percettibile e non ha senso parlare di apparecchi o altre astrusità, che tutti ricordiamo dalla nostra infanzia priva di sottigliezze terapeutiche. Vi consiglia anche di chiamare proprio l'ASL di casa vostra, che ha degli ottimi logopedisti e con liste di attesa ridotta (stupore: una cosa di sanità pubblica che potrebbe funzionare?).

Fiduciosi di esservi imbattuti in una piega del sistema che funziona, come quei paleontologi che capitano su un'isola dimenticata dall'uomo dove ancora passeggiano i dinosauri, vi rivolgete alla pediatra di base, che si chiama "di base" perché quello è il suo livello visto che non distingue una ghiandola da una pustola (non è una battuta, purtroppo). La quale vi spiega che non può prescrivervi una visita dal logopedista perché prima ne serve un'altra.

Dal neuropsichiatra.

Rileggere qui sopra, prego.

A quel punto telefonate alla ASL, perché la stordita (di cui state cercando di liberarvi da un anno, n.d.a, se solo esistesse ancora un numero sufficiente di pediatri di base che siano un po' meno di base) non vi ha mai dato fiducia abbastanza neanche per farvi offrire un caffé. Eppure è vero: è prassi di Sanità Nazionale (con le maiuscole, perché certe cazzate vanno scritte con la maiuscola, come le malattie mortali e i nomi dei serial killer) che per portare un bambino di 4 anni a visita da un logopedista, pagato dallo Stato, cioé da voi e da me, prima dovete portarlo da un neuropsichiatra, pagato dallo Stato, cioé ancora da voi e da me.

«Non si spaventi» mi dice la logopedista di turno al telefono, «non è niente di cui aver timore, è prassi». Signora, le dico, non sono spaventato, e nemmeno stupefatto: sono incazzato come un elefante con un bastone su per il culo. Mi spieghi perché. «Perché è previsto così». Signora, mi scusi, ma a Norimberga questo tipo di risposta non è che ha funzionato benissimo... ho studiato abbastanza medicina e biologia da capire la differenza tra il mio orecchio e il suo sfintere, e in questo momento dovessi afferrare un cric da un'auto di passaggio, tra i due non lo infilerei nel mio orecchio...

Mi si brucia un fanalino dell'auto, costo 70 centesimi, vado per farlo cambiare e mi dicono: no, prima deve farsi fare la convergenza e sostituire gli pneumatici. Si ma scusate, è un fanale, una lampadina: macché, è prassi. Sticazzi.

Ora, capisco che ci sia una quantità percentuale, direi ridotta, di problemi di pronuncia o di parola che sia legata a questioni neuropsicologiche: ma in genere si tratta di palato o denti storti, un difetto di conformazione che porta a sibilare qualche consonante. Se poi scopri che non sei nella maggioranza dei normali, dopo e dico dopo magari vai a un livello superiore a farti controllare la palla di spugna che trasporti nel cranio. Ma così è veramente insensato. Se ho un callo, vado dal callista. E' un callo: come avere un secondo alluce che cresce sul tallone. Non devo farmi fare un checkup completo dall'ortopedico per escludere tutto quanto sta scritto nel manuale di anatomia patologica per potermi far curare un callo.

E allora: questi sono impazziti. Non mi sogno neanche di portare un bambino di 4 anni da un neuropsichiatra perchè forse ha il palato lievemente, ma lievemente, a cuspide. Viva gli apparecchi per i denti, abbasso i coglioni fuori di testa. Ed è inutile prendersela con questo o quel ministro, perché chissà a quando risale, e chi ha stabilito, una prassi che sta fuori da ogni forma di buon senso.

Inizio a provare una certa comunanza di sentimenti con quei pazzi rivoluzionari che, dando fuoco alle rivolte in tutta una serie di Paesi dimenticati da Dio e dagli uomini, hanno iniziato mettendo al muro tutti i professori e i medici. Forse un po' estremi nei metodi, ma per la miseria, non si può contestare il principio. Perché un medico che mi comunica come normale una cosa del genere va passato per le armi, deve subire il giro di chiglia, il rogo, la vergine di Norimberga. L'Inquisizione, ci vuole, ma una civile e ben armata che faccia il giro di questa Nazione dei miei coglioni, dai ministeri giù giù fino ai burocratucoli delle balle nascosti negli ufficetti dei paesini più piccoli. Tutti in piazza, processo popolare: presiede mia nonna. Che non aveva studiato un cazzo, ma perdìo, sapeva riconoscere un imbecille quando ne incontrava uno, e aveva abbastanza buon senso da distinguere la cacca dalla nutella.

La Lezione di oggi del Manuale è: non siate vaccinati alla follia che si nasconde nelle pieghe del mondo reale. Non guardatela con un risolino di sufficienza. Non fate spallucce come foste davanti a un aneddoto, a una cosa imprevista e imprevedibile che avete visto per caso e che capita di rado. Fate un casino del diavolo: perché essa è qui, è ovunque, è intorno a voi. Si annida nelle facce sudaticce di quegli emeriti coglioni che, da brave pecore che siete, vi siete messi in fila per votare nelle scorse settimane, da una parte e dell'altra; si annida nello scazzo anale del responsabile del vostro ufficio postale, nella brioche sbavata sulla scrivania del capufficio della vostra anagrafe, nella strafottenza silenziosa del vigile urbano sotto casa. Ribellatevi. Incazzatevi. Non mandate il mondo affanculo, o la sorte: mandateci persone reali, prendetele a calci, a sputi, fatevi vedere e sentire. Non accettate con rassegnazione e superiorità le follie del quotidiano, perché la vostra è la superiorità della pecora che crede scappando di aver risparmiato la vita al lupo. Date a voi stessi la prova di essere vivi: incazzatevi come furetti, rifiutate qualsiasi cosa che sia fuori dalla grazia di Dio e del buon senso, specie quelle minchiate assurde che hanno costi, economici sociali e psicologici, perché quei costi sono sempre a carico nostro. Ci prendono per il culo e ci presentano la parcella, che sia sotto forma di fattura o di tasse. Fatevi sentire per la miseria!

martedì 9 marzo 2010

(11) 7a Lezione: Sveglia!

«La democrazia è il peggiore dei sistemi possibili, ma gli altri sono pessimi»
(Winston Churchill)

Ricordo tempo fa l'avvocato dell'azienda per cui lavoravo, che di fronte alla documentazione che gli sottoponemmo per una causa, ci disse: «Bravi complimenti, davvero un bel lavoro. Io con quella roba non ci andrei mai in tribunale, comunque bravi». E se ne uscì per andare a giocare a tennis. Questo è l'atteggiamento del popolo bue verso la democrazia. Il vostro.

La democrazia teorica dovrebbe essere quel sistema per cui si propongono idee diverse, poi si vota, una vince per maggioranza, e poi tutti fanno in quel modo. La democrazia reale, quella di tutti i giorni, è invece quella cosa per cui mi sta bene se vinco io, se vince l'altro col cazzo che mi adeguo, perché ho ragione io. Non funziona manco dipinta. Non funziona neanche nel vostro condominio, figuriamoci se può funzionare altrove.

I sistemi in cui siete cresciuti, che vi hanno formato la persona e il carattere (per chi ce l'ha ovviamente) non sono democratici. La famiglia, quella sana, non è un regime democratico. Vostro padre, che mi auguro abbia provato a darvi dei Valori (con la V!) non era un leader democraticamente eletto e non era soggetto all'approvazione delle urne. La scuola, quella di una volta almeno quando funzionava, non era e non dovrebbe essere un regime democratico. L'esercito, per i pochi ormai che hanno avuto la fortuna (formativa, non pratica) di farne parte anche brevemente, non è un regime democratico. Dove inizia a introdursi questo virus, con le assemblee e le votazioni, alle scuole superiori, all'università, vedete che le cose iniziano a non funzionare.

La democrazia o si accetta o non si accetta. Non si può accettare con riserva, dipende da chi la spunta. Quando in Austria vinse Jörg Haider (vi ricordate il "leader xenofobo" di inizio anni Novanta?) tutti gli diedero addosso. Un politico italiano, tale Dini Lamberto, propose alla Comunità Europea una sorta di embargo contro Vienna se quel risultato elettorale non fosse stato annullato. Eppure era una vittoria democratica dopo libere elezioni (l'Austria, amici, non è il Sudan). Allora la democrazia vi piace ma solo fino a un certo punto? E quale punto? Detto per inciso, anche Hitler e Mussolini raggiunsero la loro massima carica attraverso i mezzi del sistema politico, l'unico che ebbe il "buon gusto" di attuare un colpo di stato fu Lenin.

Sono stupito di come le persone che giudico più intelligenti e dotate di senso critico, tra quelli che conosco, sotto elezioni si tramutano in bestie sbavanti sangue e luoghi comuni. Arrivo a preferire i più tonti, che per lo meno si limitano al calcio o ai giochi per la playstation, benedetta ignoranza.

Chiarisco: questa è una lezione del Manuale, non una lezione di politica. Non potrei cercare di insegnare qualcosa di politica a nessuno perché tutti pensate già di sapere tutto e ascoltate solo voi stessi o i vostri "idoli". Giudicate imbecille chi sbava per Brad Pitt, ma sbavate in senso totalmente acritico per Di Pietro o Berlusconi. Chiarisco anche, per chi non mi conosce abbastanza: alle ultime elezioni ho votato l'altro. A quelle attuali, qui in Piemonte, non vado a votare manco se mi legano non per schifo della democrazia (per quanto in effetti...), ma perché i due candidati sono due individui pericolosi. Voterei la Bonino a Roma perché l'ho sempre trovata una persona seria. Ma le mie idee politiche, per quelle poche che ancora ho, non sono materia di questa lezione.

La materia di questa lezione siete voi, e i vostri neuroni disattivati. Date dietro a un politicantucolo solo perché spara (cazzate) addosso a un altro politicantucolo che vi sta sulle scatole. Siete acritici. Il popolo bue è bovino in quanto si butta dietro a un capobranco a prescindere, il popolo è bue che sia popolo viola, azzurro, rosso o verde.

Grondate sangue da tutti gli artigli quando un assessore viene pescato a rubacchiare qualche milione di euro e gridate allo scandalo se non si becca vent'anni di galera, ma non vi scandalizzate perché un ragazzino di nome Omar, che ha ucciso una madre e suo figlio con 93 (diconsi novantatrè!) coltellate è uscito ieri di galera dopo soli nove anni, o perché ci sia un terrorista pluriomicida a piede libero in Brasile o un altro in centroamerica che porta a spasso i turisti per fare le battute di pesca: non vedo infatti manifestazioni di piazza per farci ridare e mettere in galera Battisti.

Volete vedere un certo leader politico dietro le sbarre una domenica sì e l'altra pure perché possiede una televisione, o ha truccato un appalto, ma non vedo manifestazioni popolari contro il fatto che in Italia se investi e ammazzi tre persone mentre guidi ubriaco ti danno i domiciliari (negli Stati Uniti ti danno l'ergastolo, per la cronaca, quello vero). C'è un tizio qui a Torino (democraticamente eletto da altre bestie come lui) che ogni volta che qualcuno individua un terreno per costruire una moschea, prende un maiale al guinzaglio e va a farci una passeggiata, e intanto voi siete impegnati a scandalizzarvi perché in un talk-show politico non hanno dato la parola a questo o quel presenzialista, ovviamente in funzione di dove era diretta la merda che il tizio in questione voleva sparare.

Il popolo bue non manifesta i suoi sentimenti, perché non ne ha. Fa quel che gli dicono di fare. E manco se ne accorge. Ve ne accorgete? Non intendo fare apologia degli Stati Uniti, che sono un Paese come gli altri, migliore del nostro per certi versi e peggiore per altri, ma avete riempito le piazze ogni volta che gli americani sono andati in Iraq o Afghanistan, invece tutti a casa mentre avveniva il massacro del Ruanda, quello in Sudan, nessuno con gli striscioni contro i regimi in Iran o in Corea del Nord. in Iraq sono esseri umani di serie A, in Iran di serie B? Curioso, basta cambiare una lettera...

Peraltro il presidente in Iran è stato eletto, non è un dittatore - esattamente come successe negli anni 30 in Germania, con quel che ne è seguito, ma poiché «chi non ricorda il passato è destinato a ripeterlo», come disse George Santayana, succederà la stessa cosa perché nessuno si alza dalla sedia ogni volta che quel pazzo furioso annuncia che intende spazzare via gli ebrei dalla faccia della terra. Siete troppo impegnati a farvi le pippe per l'esclusione dal Parlamento del Partito Comunista delle elezioni scorse, o per l'esclusione della lista del PdL nel Lazio a questo giro, o a comprare i libri di un signor nessuno che va a berciare in tv ogni giovedì sera contro questo o quel governante, peraltro pure pagato per farlo con soldi pubblici (i vostri), e così gli mantenete la casa in centro a Roma e quella in montagna. Curioso destino, peraltro, quello degli ebrei, vittime di serie A neanche 50 anni fa, ora a nessuno pare che gliene freghi più niente, in fondo ormai hanno la mania di persecuzione (e vorrei vedere voi al loro posto!, e comunque anche i paranoici possono avere nemici reali, così come anche gli ipocondriaci possono ammalarsi...).

Vi riempite la bocca di parole come "dittatura" e "golpe" perché sentite questo o quel fanatico (democraticamente eletto!) che a sua volta ne riempie il video o i giornali (strano, visto che sono "tutti in mano all'altro tizio"); e mancate di rispetto innanzitutto alla lingua italiana (o spagnola, nel secondo caso), che dimostrate di non conoscere: ma soprattutto mancate di rispetto a chi nelle dittature (vere) o per i golpe (veri) ci ha lottato e ci è morto. E manco capite che a dare ogni due per tre del Dittatore a un nanerottolo priapista in fondo lo elevate a quel che non è e non potrebbe mai essere.

In realtà avete scollegato i neuroni da tempo, tra un Grande Fratello, che fa moda da una parte, e qualche raffinato film curdo che fa moda dall'altra. Anche l'anticonformismo è una moda, in cui cadete per reazione. Basta che vinca il Toro (o la Juve, o la Roma, o l'Inter, o il cazzo che vi pare), e poi in fondo va tutto bene. E invece non va bene: vivo in una nazione che sembra una enorme curva da stadio, e perfino quelli che posso normalmente ritenere persone valide ponderate e intelligenti stanno là in mezzo a gridare bestemmie e buttare motorini dagli spalti.

L'indulto non vi ha smosso anche se ha messo sulla strada gente che delinque (ovviamente finché non sarete voi gli aggrediti o gli scippati, allora apriti cielo!), e adorate i politici che l'hanno votato, e ora lo sconfessano, ma solo se danno addosso agli altri politici che vi stanno sulle palle. Non è decidere, quello che fate, non sono opinioni le vostre, perché raramente ne avete, almeno finché non ne leggete una da qualche parte. E' scegliere chi vi sta più sul cazzo e poi salire sul carrozzone di chi lo copre di merda. Non sapete individuare ciò che è oggettivamente una cazzata neanche se vi morde sul naso, l'unica cosa importante è chi l'ha detto, e contro chi, e di che colore è. Questa è la democrazia reale nel mondo reale. Fantastico.

Vi bevete quel che vi fanno bere. Passate i giorni a scandalizzarvi per una leggina che tizio ha fatto, e caio ha contestato, equamente divisi non tra i sostenitori e i detrattori della legge in sé, ma tra sostenitori passivi di tizio e di caio. E non vi preoccupate delle leggi che non ci sono, o che ci sono e non vengono applicate. State otto ore davanti alla tv a vedere la "Manifestazione per la Democrazia" (quella che volete, del partito che volete, tanto si chiamano tutte così!) con senso dello scandalo, ma entrate in banca, ricevete gli estratti conto, pagate i mutui acriticamente, pagate la stessa IVA sulla Panda che un altro paga sulla Ferrari ma non vi scomponete - neanche una manifestazioncina piccola piccola!, poi magari dal dentista fate a meno della fattura perché vi costa meno, al bar non chiedete lo scontrino se non ve lo fanno, e due su tre di voi se vedono un incidente tirano dritto.

La lezione di oggi è questa: pensate con la vostra testa. Avete cultura e senso dei valori, alcuni di voi che conosco bene almeno. Avete intelligenza e, talvolta, avete senso critico. Usateli. Non trasformatevi in bovini secondo l'umore della piazza, non riempitevi la bocca (e il profilo di Facebook) di parole per sentito dire. Siete più intelligenti di così. Riscoprite qualcosa che forse avete ancora: il senso del decoro, e quello della vergogna. Ci sono abbastanza sepolcri imbiancati in giro da seppellirci un paio di generazioni. Non santificate questo politico e non godete se quell'altro viene aggredito, lasciateli perdere, è l'unico modo, se vi sedete sugli spalti la partita va avanti anche grazie a voi, non importa che squadra sostenete - non importa!, se ne sostenete una tenete in piedi anche l'altra, e non riuscite a capirlo! E se devo spiegarvelo, è troppo tardi e non sarete in grado di capirlo comunque.

Sbattetevene elegantemente i coglioni delle elezioni o della notizia del giorno, e di tutte le cose che vi vengono messe davanti al naso per non farvi vedere le altre. Passate oltre. Il mondo non gira intorno a Berlusconi, o Di Pietro, o Travaglio, o Santoro, o la lista Formigoni o le tette di una velina che si scopa un ministro. Passate oltre, SVEGLIATEVI! Anche questo è Ordinaria Follia, l'unica cosa che potrebbe anche rischiare di lasciare qualcosa di migliore ai vostri, e nostri, figli. Se tutto quel che sentiamo di lasciare loro è una bandiera arcobaleno e una serie di scandalizzatissimi luoghi comuni vuoti di reale significato, ammazziamoci tutti ora perfavore. Almeno smettiamo di soffrire.

lunedì 25 gennaio 2010

(10) 6a Lezione: Darwin Aveva Ragione

Sono ossessivo compulsivo. Diffido dei supermercati, dei centri commerciali, delle grandi rivendite. Vado dal lattaio, dal panettiere, nei negozietti purché non superino i 40 metri quadri.

Motivo per cui non amo entrare in un sacco di posti, e tra essi le grandi librerie (cioé i mercati generali della carta), tra cui le onnipresenti Feltrinelli megashop multitasking book cd dvd tastiere chitarre calendari assorbenti mutande cazzo voglio solo comprare un libro.

Di solito comunico un titolo al mio libraio e lui me lo procura, addirittura con il 10 per cento di sconto. Ma stavolta non ce l'ha fatta. Sarà l'età, una distrazione, o il fatto che i due titoli che cercavo sono fuori catalogo: forse perché non ripubblicati, più probabilmente perché le copie restanti le ha comprate tutte Feltrinelli e le vende online.

E infatti li trovo online. Addirittura con pagamento contrassegno (col cazzo che vengo a darvi il numero della mia Visa, siete italiani, non mi fido!). Cedo e li ordino, nonostante Mario mi avesse avvisato, e vista la sua natura ultraterrena avrei dovuto dargli ascolto.

Entrare nel sito di Feltrinelli, innanzitutto, è una esperienza scivolosa. Ci hanno attaccato l'articolo, laFeltrinelli.it, come fosse un'amica, la Giovanna, come se si cucisse la cravatta alla camicia solo perché di solito vanno insieme. Scivoli su quell'articolo così determinativo che ti fa sentire un consumatore abituale.

Guardare il sito è come prendere un divano in un occhio, forme tonde e rosso tra il Ferrari e il porpora (e d'altronde, laFeltrinelli non poteva scegliere altro che ilRosso, e chi l'ha capita sa). Compili il solito modulo in cui ti chiedono nome, cognome, albero genealogico, riferimenti telefonici fax email pager blackberry e tuanonna, giùgiù fino al tremendo modulo di accettazione:

«Ai sensi di questaequella legge autorizzo laFeltrinelli a trattare imieiDati come cazzo gli pare a loro, per mandarmi i libri e anche la pubblicità e tuttecose, e se non accetto non solo non ricevo i libri, ma probabilmente vengo anche cancellato dall'anagrafe, mi annullano il passaporto, se sto male non viene l'ambulanza, e mi toccheranno sette anni di sfiga (tre con la condizionale)».

Accetto (che devo fare?).

Finisco l'ordine e stampo tutto (una volta si facevano le cose su carta, carta canta diceva mia nonna che infatti amava Di Stefano e diffidava di Pavarotti; oggi si fa tutto in via telematica e poi si stampa "così ne ho una copia". E' l'evoluzione tecnologica: è talmente veloce, ma talmente veloce, che si raggiunge da sola e riesce a sbattere la faccia sul suo stesso culo). E mi accorgo che ho commesso un errore nel digitare il numero civico di casa mia.

Dramma. Come ho fatto? Mi si sono intrecciati i diti alla Fantozzi? E che ne so? Mai sbagliato un numero di telefono? (Sì lo so, intendo una volta, quando ancora si digitavano e non si usavano esclusivamente le rubriche, chi ha più di 30 anni sa di cosa sto parlando). Panico. Mario mi affonda gli artigli nella spalla. Poi vedo il mitico linkino: "Profilo utente". Clicco, apro, correggo. Ah. Sto meglio. Tutto a posto.

Macché. L'inesorabile ingranaggio dell'imbecillità automatizzata ormai si è messo in moto, è come una valanga, è la Wermacht della vendita online. Due giorni dopo mi arriva la mail che mi avvisa che il pacco è partito, contrassegno per 23,28 euro. All'indirizzo errato. E a che serve allora modificare il profilo? A che serve il profilo stesso? E la mia identità sul divano rosso-CheGuevara de laFeltrinelli? Oddio, non ho più la mia identità, sono un tizio che non conosco che abita da un'altra parte...

Pazienza. Il pacco è partito, risulta "in transito" con il corriere SDA. Lo stato del pacco ha un che di latineggiante, "in transitum", anzi di metafisico. E' il pacco di Shroedinger, che non è vivo né morto, è in transito, quindi è vivo e morto allo stesso tempo (finché non lo apri e controlli il gatto, e qui ci arriva solo chi ha studiato fisica, cioé praticamente nessuno dalla mia generazione, compresa, in poi).

Non mi arrendo. Mi sono evoluto. Sono un homo sapiens sapiens. Lo sapevate che abbiamo due sapiens? Anche voi, non solo io. Siamo due volte sapiens. Digito, ergo sum. Cerco il numero verde di SDA, che è scritto in verde ma costa 14 centesimi al minuto senza scatto alla risposta (e perché è verde? Sarà catalitico). Chiamo. Ascolto l'infame disco che mi spiega che con i miei dati personali ci fanno i cazzi loro e che per questo devo digitare uno, per quello due, e via così fino a numeri di tre cifre. L'assistenza clienti non è prevista, il menù che ci assomiglia di più mi fa sapere di essere automatizzato. Ma io sono sapiens sapiens, e so sconfiggere le macchine: il segreto per combattere i menù a scelta è dare risposte a cazzo, purché quella seguente sia incongruente con quella che precede, alla fine il disco non sa più che pesci prendere e ti scarica a un operatore (non uno a caso, uno, proprio lui, l'unico). Arrivarci è la scoperta di El Dorado, solo chi ha un piccolo Vin Diesel dentro ci riesce.

Spiego alla signorina che il mio pacco è in uno stato quantistico di transienza e che intendo correggere il numero civico, così lo consegnano a me e non a nessun altro, mi pare logico (visto che ancora devono portarmelo) far sapere loro dove mi trovo. Presumo sia una sapiens sapiens anche lei, quindi dovremmo essere sullo stesso piano evolutivo. Mi risponde che non è possibile.

Momento di silenzio. Dissolvenza. Non è possibile. Ormai il treno è partito, va verso il burrone ma non si può avvisare il macchinista che è meglio frenare, non è possibile. Così, come se fosse sensato. Inizio a pensare che la tizia sia solo sapiens, una volta. Le dico, non hai capito un cazzo, ma te lo rispiego come se tu fossi uno scimpanzé. Stavolta capisce. E mi dice che, se il corriere non mi trova, non mi devo preoccupare, lascia un biglietto. Le chiedo a chi lo lascia, se arriva all'indirizzo di un altro. Mi dice, sulla buca o sul citofono. Le chiedo, sul citofono di chi visto che non c'è il mio nome. Lei grippa, raschia la frizione cambiando marcia al cervello (presumo stia cercando di inserire la ridotta, come gli autocarri Om di una volta), mi dice, «Le passo l'assistenza». Cioè il limbo delle musichette da ascensore, nella fattispecie una orripilante strimpellata al pianoforte proiettata a un volume che mi sfonda la scatola cranica. Nessuno risponde per vari minuti, poi cade la linea.

Ma io sono sapiens sapiens. Non mollo. Idiota laFeltrinelli, idiota laSignorina di SDA, c'è ancora la speranza che il corriere, individuo forse abbruttito dall'attività di manovalanza e di certo non uno scienziato nucleare, ma probabilmente abbastanza smaliziato da saper evitare una fatica inutile, sia almeno sapiens una volta. Nonostante la neve e i due gradi sottozero, passeggio fino al numero civico errato che ho indicato (mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa!) e appiccico con otto strati di nastro adesivo un cartello formato A3, cioé 42 centimetri per 29 virgola sette, con la scritta in alto "Per il corriere SDA" stampata in arial black a corpo 42. Il cartello, visibile anche dal satellite come appare evidente, indica che non abito al 37 ma al 33, e che c'è stato un deplorevole errore. La differenza, in termini topografici, è di duecento metri, risalendo come salmoni la stessa strada. Non sapendo quando il corriere passa, non posso andare a stazionare sotto casa di un altro per un paio di giorni sotto la neve e sotto lo zero Celsius; quindi, onde evitare allo scimpacorriere di tornare una seconda volta nelle brughiere dove abito, suggerisco cortesemente ed educatamente (e con un altro paio di -mente) che si trasli di metri duecento in direzione grossomodo ovest, risalendo la stessa carreggiata, fin dove troverà il nome che cerca su un citofono, il mio. Penso che sia sufficiente, per qualsiasi tipo di sapiens, e anche per la maggior parte dei primati con pollice opponibile.

Errore. Al pomeriggio vado a controllare e trovo il mio cartello esattamente dov'era, e un avviso del corriere incollato al muro accanto all'ingresso di questa abitazione non mia. E' passato alla tal ora, non c'era nessuno (ma davvero? E dove? A casa di chi hai suonato, o beatissimo imbecille, o cavaliere jedi delle teste di cazzo?). Chiamare il numero verde catalitico per concordare la seconda consegna.

Ovviamente riprovo a chiamare, codificando correttamente con il tasto 3 la mia richiesta di parlare a una forma di vita evoluta riguardo al mio pacco transiente. Pianoforte, anzi forteforte, da spaccare le orecchie per 14 minuti. Nessuno. Specifico, da buon italiano lamentoso, che se io al lavoro non rispondo al telefono, me lo tirano in faccia. E se smetto di lavorare mezz'ora prima dell'orario, il capo del personale viene personalmente a spaccarmi i denti a calci con le Clark nuove effetto camoscio nero comprate a Edimburgo.

Il ciclo vitale della cazzata giunge a compimento quando, esausto e sfiduciato, dopocena scarico la posta e trovo una email della mia amica laFeltrinelli che mi dice, il corriere ci fa sapere che non è riuscito a consegnarti il pacco, telefona al numero catalitico per concordare la seconda consegna, e mi ricorda che l'indirizzo di consegna è il seguente: quello errato. Sono sapiens sapiens e trovo idiota che esista una procedura che normalmente, se per qualche motivo durante una normale consegna non mi trovano a casa mia, poi con una email mi ricordano il mio indirizzo. Perché, potrei averlo dimenticato? Torno dal lavoro, parcheggio in una via a cazzo, scassino un portone ed entro a casa di un altro, mi infilo le sue pantofole e mi prendo una birra dal suo frigo, con lui seduto sul divano (rosso porpora stile laFeltrinelli) che mi guarda strabuzzando le cornee?

Nell'attuale intervallo T di tempo, lo stato quantistico del mio pacco non si è ancora risolto, permane il dualismo libro-particella. Shroedinger for President. L'assistenza SDA si chiama "assistenza" probabilmente perché mentre i telefoni suonano, l'operatore sta assistendo a una partita in tv. Il sitodivano de laFeltrinelli è governato da una demenza artificiale che mi fa compilare un profilo che non usa e poi mi ricorda che abito a casa di un altro. Ionesco sarebbe felice, Kafka no (ma solo perchè era un depresso cronico, in fondo in fondo piacerebbe pure a lui).

La Sesta Lezione del manuale, caro amico che hai letto fin qui, probabilmente divertendoti alle mie spalle e ridacchiando mentre un rivolo di bava ti scende verso la fossetta del mento, è questa:

(a) Gesù ti ama. Tutti gli altri ti ritengono un coglione.

(b) E' vero però il contrario: ti ritengono tale perché la maggioranza di loro è più cogliona di te.

E' un dato di fatto dimostrato che i coglioni ci stanno un passo avanti. Per quanto ci industriamo a prevenirli, ci fottono sempre in modi che non avremmo creduto possibili, perché ragioniamo secondo L-O-G-I-C-A. La nostra razionalità ci seppellirà tutti, compresi Shroedinger e il suo gatto. I coglioni ci sono superiori, perchè non indugiano con frivolezze inutili come il buon senso, la precisione, la puntualità, la completezza: fanno le cose alla cazzo, senza secondi pensieri e senza voltarsi indietro, e mentre noi ci giravoltiamo su noi stessi cercando la circolarità perfetta del nostro stesso ombelico, loro vanno avanti, ci staccano di un paio di incollature, e sono già a fare danni più in là, dove nessun homo sapiens sapiens è mai giunto prima, e quando ci giungerà se la prenderà immancabilmente in quel posto, perché prima di lui c'è già passato un coglione.

Ne è passato uno in ogni luogo, reale o figurato, in cui possiamo pensare di trovarci; qualsiasi cosa pensiamo di fare, uno di loro l'ha già fatta alla cazzo senza possibilità di rimedio.

Darwin aveva ragione: sopravvive il più adatto, e il più adatto è quello che se ne sbatte beatamente degli altri e del senso delle cose, e tira dritto per la sua strada. I coglioni sono una forma di vita superiore. Sono il prossimo passo evolutivo, il domani che è già qui oggi. Ci sopravviveranno perché se ne fottono, anzi manco se ne accorgono. Per loro la via più breve tra il punto A e il punto B è il gomitolo, mentre noi ci ammazziamo di linee rette.

Sono ovunque, intorno a te, amico lettore, ma soprattutto dietro di te. Attento alle spalle.

mercoledì 30 dicembre 2009

(9) 5a Lezione: Statisticamente Stupido

Il valore del denaro è una percezione. Vedete qualcosa che vi piace e lo comprate, spesso giudicando il prezzo conveniente anche se non avete fatto raffronti.

Esempio. Attraversate la città per comprare un oggetto che costa 30 euro. Il commesso vi dice che se tornate domani ne costerà 15. Voi tornate. Poi attraversate di nuovo la città per comprare un computer che costa mille euro. Il negoziante vi dice che se tornate domani ne costerà solo 985. Lo prendete subito. Eppure sono sempre 15 euro risparmiati.

E allora andiamo avanti così, facciamoci del male:


Scommettiamo 100 euro a testa o croce. Esitate? Perché no, in fondo rischiate di perdere solo 100 euro!
Probabilità: 1 su due (1/2)

Andiamo al casinò. Siete disposti a mettere 100 euro al volo su un singolo numero, adesso, senza pensarci due volte?
Probabilità: 1 su trentatrè (1/33)

Vi ricordate il vecchio Totocalcio? Quello con le 13 partite di qualche anno fa. Qualcuno ci ragionava sopra, qualcuno metteva i segni a caso, 3 segni per 13 risultati. Avete mai fato una giocata da 100 euro? Più o meno corrispondevano a 5 doppie e una tripla, cioé una schedina con 96 possibili combinazioni.
Probabilità: 96 su quasi un milione e seicentomila (1/16.607)

Il prossimo astronauta italiano che andrà sullo shuttle ha intenzione di lanciare un sassolino sull'Italia dall'orbita. Scommettereste 100 euro che il sassolino cadrà entro un chilometro quadrato da casa vostra?
Probabilità: 1 su circa trecentomila (1/301.338)

Comprereste un biglietto della lotteria, uno solo, per 100 euro?
Probabilità: circa una su 18 milioni e mezzo (1/18.536.180 tagliandi venduti nel 2008)

Andiamo di nuovo al casinò. Punto 20 euro sul 17, nero, dispari. Cinque volte di fila (totale, se perdo, 100 euro). Io però voglio vincere tutte e cinque le volte! Mi prestate i 100 euro?
Probabilità: 1 su quasi 40 milioni (1/39.135.393)

In Italia ci sono circa 1,3 cellulari per ogni abitante (dati Eurostat, 2008). Compongo un numero a caso, tra quelli esistenti: scommettiamo 100 euro che riesco a chiamare proprio voi.
Probabilità: 1 su circa 78 milioni (1/78.000.000)

Scrivo a caso la targa di un auto, considerando tutte quelle circolanti al mondo. Anzi, ne scrivo due. Scommettete 100 euro che, tra il primo e il secondo tentativo, azzecco la targa della vostra?
Probabilità: 2 su circa 900 milioni (1/450.000.000)

Grande lotteria europea: viene estratto un nome tra tutti gli abitanti. Mettete 100 euro su di me? Quando vengo estratto ve li rendo.
Probabilità: 1 su quasi 500 milioni (1/495.000.000)

Okay, ho capito, non vi piace rischiare, neanche quando avete buone probabilità (come nel lancio della moneta), tanto meno quanto le probabilità son ridicole. Nessun problema, 100 euro sono 100 euro. Per cui, andiamo al bar che vi offro un caffé. Già che ci siamo, vi direi di prendere una schedina del del Superenalotto, una di quelle piccole, da 2 euro. In un anno, con 3 estrazioni alla settimana, alla fine sono circa 300 euro per azzeccare un sei... però voi non siete gente cui piace rischiare, lasciamo perdere. O no?
Probabilità: 1 su oltre seicento milioni (1/622.614.630, senza considerare il numero jolly)


Una volta chi vendeva false speranze era un truffatore, ora è una società privata (privatizzata), e lo Stato che da una parte fa campagne di utilità sociale per "giocare responsabilmente" dall'altra ci guadagna una consistente fetta su un gioco che prevede una dozzina di estrazioni al giorno (Win4Life). E poiché non capite i numeri, comprate quella falsa speranza tre volte a settimana. Anche con una schedina di 1 euro, sono comunque più di 150 euro all'anno. La maggior parte di voi ne spende di più. E se il montepremi sale, aumentano le scommesse, come se un montepremi più alto significasse più probabilità di vincere.

Cazzate.

Lezione numero cinque del Manuale: ogni tanto fa bene mettere le cose nella giusta prospettiva, e sentirsi stupidi. Adesso prendete i 100 euro e portate in pizzeria i vostri quattro amici più cari. Sono soldi spesi bene, anzi spesi meglio.

lunedì 14 dicembre 2009

(8) 4a Lezione: Il Senso di Mario per gli Idioti

(Note: this Lesson cannot be translated in English. It has too much to do with myself, my hometown, and the dumbest of all things, local soccer. It evolves, fundamentally, around the concept that soccer is the most stupid thing mankind invented, and such is the individual that lives for it. So, either you are evolved and do not care about soccer, therefore you can be spared to read, or you are a soccer fan, therefore you are too dumb to understand it.)

"A vent'anni è tutto ancora intero
A vent'anni è tutto chi lo sa
A vent'anni si è stupidi davvero
Quante balle si ha in testa a quell'età"
(Francesco Guccini, "Eskimo")


Un branco di coglioni in uno stadio qualsiasiCon l'avvicinarsi dello show natalizio, a tutti tocca in sorte l'indecoroso compito di andare in cerca dei Regali Obbligatori. E' il compeanno di Dio, in fondo; peccato che i regali non tocchino mai al festeggiato, in questo caso, ma è un altro discorso. Di fatto, questa odiosa sorte rituale è toccata anche a me.

Pochi giorni fa mi trovavo in una cattedrale (cioé in uno dei soliti moderni centri commerciali dove trovi tutto e non ti serve niente), con Mario che sibilava sulla mia spalla per essere stato costretto a venire con me. Armato di una sufficiente dose di pazienza, entro in uno degli enormi negozi che affliggono questi luoghi, quando mi passa davanti una faccia nota.

Ora, Mario avrà molti difetti, e non sarebbe quel che è se non fosse così, ma ha un innato istinto nel riconoscere un imbecille in avvicinamento. E' come un radar. Quando l'ho sentito irrigidirsi, soffiare e gonfiarsi come un gatto alla vista di un bagnetto di acqua salata, avrei dovuto adeguarmi e girare sui tacchi, puntando deciso l'uscita e chiuderla lì. Ma il tempo passa, e poiché i miei neuroni ormai da tempo hanno preso a suicidarsi in massa come i lemming, non ho più la prontezza e i tempi di reazione di un paio di decenni fa. Peggio per me.

Per cui incrocio lo sguardo del tizio, lo squadro, lui non mi riconosce (e anche questo, a posteriori, era un segno che avrebbe dovuto suggerirmi di lasciar perdere, ma io sono così, schiavo di quel molle lato umano portato all'incontinenza sociale, cioé non so resistere, giuro sto cercando di smettere, maledico le nonnette e insulto le suore, ma non sono ancora uscito definitivamente dal tunnel). Fisso il tizio. «Tu sei Andrea (Pinco), io sono Andrea (Pallino)!», gli dico senza trattenermi. Ahimé, ci riconosciamo.

Trattasi di un compagno di liceo, quindi parliamo grossomodo di vent'anni fa. Mai più visto. Me lo ricordo al liceo, sul campetto di cemento, che sapeva certamente menar palla come pochi, con l'occhio azzurro e il ricciolo biondo ribelle che facevano impazzire le compagne di classe. Forse da qualche parte negli anni siamo anche stati compagni di banco. Comunque si andava d'accordo, si giocava a calcio insieme, e ci si sfotteva bonariamente per spirito di tribù in base alle diverse simpatie calcistiche (perché al di sotto dei 18 anni è lecito praticarlo, guardarlo e parlarne, ed è perfino consentito dividersi nei due rami sub-evolutivi, pro-Toro e pro-Juve, che poi raggiunta l'età della ragione deviano verso l'essere umano propriamente detto oppure si inclinano inesorabilmente verso il ramo secco dell'homo tifosus).

Mi ricordo anche, in quel balenante momento in cui ci riconosciamo, che lui era uno sfegatato del Toro, ma lì per lì non gliene faccio una colpa: eravamo giovani e innocenti. Certo, essere fanatici di calcio è di per sé una colpa grave, e peraltro essere del Toro costituisce un'ulteriore aggravante - non lo dico per simpatia/antipatia personale, ma in base a una accurata statistica redatta da me medesimo dal giornalaio, al bar e in vari contesti casuali nei quali questa sottocategoria accorpa e mette in mostra quanto di peggio l'evoluzione dell'uomo ha prodotto; prendere il caffé accanto a tre tifosi del Toro che blaterano al lunedì mattina fa lo stesso effetto che farebbe bere una tazza d'acqua stagnante stando seduto in mezzo alle fogne di Calcutta. Sono fastidiosi come mosconi. Almeno quelli della Juve di solito stanno zitti e non mi ammorbano con i loro astuti pareri da allenatori della domenica del cazzo.

Ma a tutto questo non dò peso. Sono passati vent'anni. Siamo cresciuti. Ci siamo sposati. Abbiamo figli. Abbiamo, o dovremmo almeno avere, scoperto le cose importanti della vita. Mi fa persino piacere reincontrarti.

Prima cosa che mi dice, ripeto, vent'anni che non ci si vede anche se qua è là ho avuto sue notizie di rimbalzo (per esempio so che è sposato e che ha prole, so dove lavora, Torino è una città piccola): «Come stai», «Io sto bene», venti secondi di queste solite banalità peraltro inevitabili.

Dovrebbe seguire: cosa fai nella vita, hai figli, quanti anni hanno, tutto bene, cosa hai fatto, riferimenti ad altri ex-compagni o amici comuni, hai più avuto notizie di Tizio o di Caio... parrebbe normale. E invece.

Seconda cosa che mi dice - e sono passati meno di due minuti dal momento in cui mi ha rivisto dopo vent'anni: «Sei sempre della Juve?».

Resto sbigottito per un istante, Mario soffia come una tigre dai denti a sciabola, i miei neuroni si esibiscono in un salto del lemming con il triplo carpiato, e non ho la prontezza di dare la mia solita risposta a questa domanda e alle altre varianti del quesito esistenziale più stupido dai tempi della preistoria: «Di che squadra sei?». La mia risposta usualmente è: «Superati i 18 anni ho scoperto che continuare a dare importanza al calcio, oltre che infantile, è una cosa decisamente idiota» [Tm]. In genere scontenta e mette a tacere l'interlocutore, con mia buona pace e intima soddisfazione.

In sostanza, poiché ho praticato come tutti questo sport da decerebrati fino all'uscita dalla pubertà, e in seguito è stato ahimé anche materia di lavoro per me, non lo ignoro come vorrei. E tra le due fazioni cittadine, chiaramente per buon gusto e qualità mentale e intellettuale dei diversi appartenenti (e in parte per eredità familiare), gradisco di più la sponda bianconera. La mia posizione è che non vado allo stadio, non guardo una partita che sia una in tv, se la "mia" squadra vince mi fa piacere, se perde sinceramente me ne strabatto, e non mi interessa minimamente cosa fanno le squadre altrui, saranno un po' cazzi loro.

Stavolta, come detto, esito, e perso nei tempi andati almeno quanto colto alla sprovvista, balbetto qualcosa tipo «... Beh, oddìo, più o meno, sì». Lui, questo individuo che credevo evolutosi oltre lo stadio larvale e prossimo alla maturità dei 40 anni come me, sorride beffardo e mormora: «Auf Wiedersehen!». Esamino per un istante, sconvolto, il concetto astruso. Perché mi saluta in tedesco? Mario ringhia e mi affonda gli artigli nella spalla. Vedo il tizio che sta palesemente avendo un'erezione, probabilmente un'orgasmo, tanto ritiene sia stata geniale questa sua battuta. Poi collego: la Juve, il giorno prima, ha perso una partita contro il Bayern Monaco, squadra innegabilmente tedesca.

Il tizio si allontana preda dei suoi ormoni (ha anche un po' di bavetta, potesse si darebbe le pacche sulle spalle, anzi manca poco che si abbracci e decida di limonarsi un po' da solo). Io resto lì, inebetito. E rifletto.

Inizialmente, sul fatto che il Toro (che sta peraltro in serie B e non esattamente in Coppa dei Campioni) ha appena perso a sua volta con il Crotone (o il Gallipoli, o il Sassuolo, o un'altra squadra di serie zeta), quindi devi essere discretamente stupido, perfino più della media dei tuoi pari - di solito una gazzella un po' zoppa e mezza marcia non prende per il culo il leone, se ne incontra uno, ha il buon gusto di girare al largo senza farsi notare. Poi finalmente inizio a riprendermi ed evito di cadere nella spirale del calcio, sbatto le ali mentali e mi libro di nuovo dove l'aria è (mentalmente) fresca.

E penso a quanto deve essere stata triste la vita di una persona che da vent'anni mastica amaro, che infonde tutto il suo misero senso di autorealizzazione in una fede calcistica (occhio alla parola "fede" che già di per sè siamo sul confine tra improprietà e bestemmia!!!), la quale non gli ha mai dato una singola, piccola, miserrima soddisfazione... al punto che, per resistere al baratro della depressione, e non potendo godere di gioie proprie, gode delle sfortune altrui, fatto che costituisce in tutti i campi dell'umano scibile un passo indietro sulla scala evolutiva. Penso che va bene i miei lemming, ma i tuoi neuroni devono essere spariti senza lasciare manco un biglietto di addio, parecchio tempo fa.

Vent'anni che non mi vedi, Vent'anni. E la seconda cosa che ti passa per la testa è di prendermi per il culo non già perché la tua squadra ha vinto, ma perché la mia ha perso... o meglio, quella che tu pensi sia la mia, perché ritieni che anch'io mi sia seduto sul diciottesimo gradino della vita e sia rimasto lì accanto a te, inebetito dai tuoi stessi idoli di cartone, affogato nella mia bava come tu nel tuo livore, a spremermi le gònadi di fronte a una palla di cuoio...

... ma vaffanculo, imbecille. E te lo dico con il cuore pieno di spirito natalizio. Non solo mi hai confermato che i fanatici di calcio come te sono e rimangono un sottoprodotto della mia specie (e che tra essi quelli di fede granata sono sinceramente delle persone mediamente più di merda degli altri), ma mi hai anche ricordato quella vecchia stronza che immancabilmente tutti i lunedì incontro dal giornalaio, a berciare con quella sua voce nasale del cazzo «Il nostro allenatore», «I ragazzi non hanno un bel gioco», «Per lo meno la Juve ha perso» (a riprova che da che mondo e mondo tutti gli stronzi si somigliano, n.d.a.). «La nostra fede granata» e un sacco di altre puttanate che mi disturbano mentre compro il Corriere o cerco il nuovo numero di Wired. Ma per questo ti ringrazio. Sono quattro anni che la sopporto, tutti i lunedì. Non ce la faccio più. La settimana prossima mando affanculo pure lei.

Scusate, non c'è una vera lezione del nostro manuale, qui. Se non questa: c'è un limite anche a quanto ci si può dimostrare imbecilli. Ma se lo superi, questa lezione è peraltro inutile. Quindi, per dirla con Stephen King: «Grufola, porco, o crepa». Poco m'importa.

E Buon Natale.

lunedì 30 novembre 2009

(7) 3a Lezione: Richiesta d'Amicizia

Vediamo di capirci.
Non ci vediamo, non ci parliamo, non abbiamo notizie l'uno dell'altro da almeno 15 anni. Grazie a Dio ti ho rimosso dalla memoria, quando ripenso ai compagni di scuola, alle partite a basket del sabato pomeriggio, alle serate fuori, tu non ci sei. Ti ho stracciato via dal tessuto della mia vita.
E adesso mi mandi una richiesta di amicizia.

«Ehi, ciao, come va? Ma sei tu? Sono passati un sacco di anni! Ti ricordi di me?»

Vediamo.
Ho passato cinque anni di liceo a evitarti. Prima dei compiti in classe cercavo di cambiare posto per non averti intorno e non avere problemi. Nell'intervallo speravo che fossimo in squadra insieme, così non avrei evitato quei fottuti calci, ma almeno avrei limitato i danni - da avversario mi avresti spezzato una caviglia. In gita scolastica dormivo con un occhio solo, e con una bomboletta spray e un accendino sotto le coperte nel caso tu avessi deciso che dormivo e che valeva la pena approfittarne (per la cronaca, ci hai provato, è sparito il segno di quella bruciatura? Mi è costata un paio di lividi di quelli seri, ma Dio se ne è valsa la pena...).

E mi chiedi se mi ricordo?
Cazzo, se mi ricordo.
O almeno, adesso mi ricordo. Fino a poco fa ero riuscito a farne a meno.

Spesso abbiamo intorno gente che non sopportiamo. Ma che subiamo. Conoscenti, colleghi di lavoro, parenti, che in un mondo libero da freni inibitori aggrediremmo con una mazza da baseball, prenderemmo a calci anche dopo averli fatti svenire, metteremmo sotto in auto compresa la retromarcia. Ma abbozziamo. Un sorriso finto, e poi si gira al largo. Ce ne lamentiamo con gli amici, qualcuno anche con l'analista. E tutto questo perché? Perché dirlo chiaro e forte non fa parte del nostro corredo comportamentale, che soffoca quello genetico. Non sta bene. Procura solo guai. Come se a stare zitti li evitassimo, i guai.

E allora, mi ricordo.
Mi ricordo della clamorosa testa di cazzo che eri, e che senza dubbio anche adesso sei, nonostante l'aria ingrassata che ti dà il doppio mento e quegli occhialetti da serial killer che occhieggiano dalla tua immagine di Facebook. Ti ho dimenticato in questi anni, ma ero convinto che da quel teppista che sei sempre stato, fossi finalmente riuscito a ficcarti in qualche guaio serio, perché tutti i bulli prima o poi finiscono sotto i cazzotti di un bullo più grosso di loro. Anzi, pensavo fossi tossico, o in galera, o entrambi. Magari morto - e morto male, avrei sperato.

E invece... mi spunti fuori su Facebook e mi mandi una "richiesta di amicizia". E ti aspetti che io la accetti, in nome "dei vecchi tempi", anche se di quei tempi porto ancora almeno una cicatrice, qui, sulla spalla. Ah! I bei vecchi tempi. Intendo, quelli in cui c'era la dittatura, ma almeno gli stronzi li impiccavano.

Non so chi sei o cosa fai. Temo, perché la vita non è giusta, che tu ti sia ricavato uno spazio nella società, dal quale la rosicchi per vivere, perché il bullo ha successo e anzi è celebrato, perfino nei videogiochi. Temo anche che tu abbia trovato una donna talmente idiota da non capire l'imbecille che sei (perché l'imbecillità è genetica), o più probabilmente che lo ha capito troppo tardi quando hai iniziato a suonarla come un gong, o a inseguirla con un pezzo di corda pieno di nodi. E temo addirittura che lei ti abbia consentito di riprodurti, e inquinare il pianeta diffondendo i tuoi geni (sempre perché l'imbecillità è genetica), e producendo una piccola copia di te stesso in procinto di terrorizzare le generazioni future. Sinceramente, non me ne importa niente.

Sei stato il primo di una lunga lista, fatta di colleghi di lavoro, conoscenti, ex-amici, ex-fidanzate, e malavitosi assortiti. Grazie a te ho imparato a reagire e a non subire, e grazie a te ho superato indenne tutti gli stronzi che ho incontrato nella vita, senza danni e con un sorriso. Ma non credere che ti debba qualcosa, per questo: ho già pagato a suo tempo.

Perché la terza lezione è questa: reagire. Non accettare più. Brucia all'inferno, bastardo. Anzi, facciamo una cosa: nòminami nel tuo testamento. Non importa perché: lasciami un euro, in "nome dei vecchi tempi", un mazzo di fiori, basta un biglietto, che mi faccia sapere che il tuo corredo genetico è stato rimosso dal pianeta.

Ho nel frigo una bottiglia di spumante da mezzo litro con il tuo nome sopra.

(7) Lesson 3: Friendship Request

Let me understand.
We've not met, we've not talked, we've not received news about each other for the last 15 years. Thanks God I removed you from my memory, when I think back at my school days, my buddies, all those Saturday afternoons on the basket court, you are not there. I cut you off of my life.
And now, you send me a "Friendship Request".

«Ehi, there, how you doin'? Is that really you? It's been such a long time! Do you remember me?»

Let's see.
I spent my five high-school years trying to avoid you. Before any class text I tried to change seats with somebody else, not to have you around so I could concentrate on my work. On half-morning breaks I hoped we were in the same soccer team so that, even if I knew I could not avoid you kicking me no matter what, at least I had a chance to contain the damage - with you on the opposite team, I would have ended up with a broken ankle every time. On school trips I learnt to sleep with one eye open, and with a spray can and a lighter under the sheets, just in case you thought about paying me a night visit (by the way, you did try, is that burn scar still there? I payed that with a lot of pain, but God, was it worth it...).

And now you ask me if I remember?
Fuck, I do remember.
At least - now I do. Up to five minutes ago, I had managed to forget you.

We are often surrounded by people we can't stand. But we tolerate them. People we know, people we work with, even relatives - people who, in an inhibition-free world, we would attack with a baseball bat, we would kick on the ground even when they pass away, we would drive over - ahead and reverse. Still we tolerate them. A fake smile, and then we steer away. We talk about them with our friends, somebody does with a shrink too. And why? 'Cause spelling it out loud and clear is not included in our behavioural set of skills, which is suffucating our genetic program. It ain't right. You'll get in trouble. Like, we can avoid that kind of trouble just by keeping our mouth shut.

So, I remember.

I remember how a huge asshole you were, and you still are, no doubt about it, notwithstanding that fatty looks and those serial killer-like glasses eyeing me from your Facebook image. I forgot about you along the years, but I was convinced that such a stupid bully would have ended up being involved in some real trouble - since all bullies find a bigger bully in the end. Worse, I thought you did end up as a junkie, or in jail, or both. What the hell, maybe you were dead - an ugly death, I hoped.

No. You pop up on facebook and send me a "Friendship Request". And you probably think I will accept it, "for old times' sake", even if I still carry at least one scar from those old times, here on my shoulder. Ah! The good old times. I mean, those back during the dictatorship, when life was impossible but at least assholes could be hung from a tree.

I don't know who you are now, or what to do. I fear, since life ain't just, that you already digged your own space into our society, from which you suck from it what keeps you alive. Since bullies are bound for success nowadays, they are cheered about, there is even a videogame about that. I fear that you found a woman, someone so stupid that she didn't understand what a jerk you were (since being a jerk is genetic, you know) - or more probably she didn't understand it until it was too late, after you had already started beating her like a gong, or chasing here with a piece of rope full of knots. I even fear she allowed you to breed, polluting this planet with your genes (still, since being a jerk is genetic), and producing a small copy of yourself, to bully around the forthcoming generations. Sincerely, I don't give a shit.

To me you have been the first on a long list, made of workmates, casual aquaintances, former friends, ex-girlfriends, and such mobsters. Thanks to you I learnt to react, and not to surrender. Thanks to you, I grew past all the assholes I met along my life, with a smile and no damage taken. But don't you dare to think I owe you anything: I already payed for that.

So the Third Lesson is all here: react. Don't accept passively anymore. Burn in hell, you bastard. No, better: put my name on your last will. I don't care what reason you attach to that: leave me one euro, "for old times' sake", a flower, a note, something to let me know that your genetic set has been removed from my planet.

There's a champagne half-liter bottle with your name on it, in my fridge.